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Alopecia androgenetica: ereditarietà, ormoni e strategie per rallentarla

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L’alopecia androgenetica, comunemente conosciuta come calvizie, è una delle condizioni più diffuse legate alla perdita progressiva dei capelli. Non riguarda soltanto gli uomini, ma può interessare anche le donne, seppure con modalità e intensità differenti.

Nel nuovo episodio di Cosa ti dice la testa, Giada Cipolletta ed Elena Pozzan affrontano il tema sfatando alcuni luoghi comuni e spiegando in modo semplice i meccanismi biologici che stanno alla base di questa condizione.

Sudore e calvizie: c’è davvero un collegamento?

Prendendo spunto da una celebre immagine cinematografica di Lino Banfi che si asciuga il sudore sulla testa calva, nasce una domanda curiosa: sudare può favorire la perdita dei capelli?

La risposta è no.

Il sudore non è responsabile della calvizie. Quello che osserviamo in molti uomini e donne è invece una forma di alopecia androgenetica, una condizione determinata principalmente da due fattori:

1. predisposizione genetica

2. componente ormonale

Proprio da quest’ultima deriva il termine “androgenetica”, che richiama il coinvolgimento degli androgeni, cioè gli ormoni maschili presenti anche nell’organismo femminile.

Come si sviluppa l’alopecia androgenetica

Alla base dell’alopecia androgenetica vi è un meccanismo biologico particolare.

In alcune aree del cuoio capelluto sono presenti recettori sensibili all’azione di un enzima chiamato 5-alfa-reduttasi. Questo enzima trasforma parte del testosterone libero in DHT (diidrotestosterone), una sostanza che tende a interferire con la normale attività del follicolo pilifero.

Con il passare del tempo il follicolo produce capelli sempre più sottili e meno robusti, fino ad arrivare a un progressivo diradamento delle aree interessate.

Si tratta di un processo lento e graduale che può richiedere anni prima di diventare evidente.

La genetica conta davvero?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda l’ereditarietà.

Avere un padre, una madre o un nonno con problemi di calvizie non significa automaticamente sviluppare alopecia androgenetica. La genetica è infatti il risultato di una combinazione complessa di caratteristiche provenienti da entrambi i rami familiari.

Alcuni studi suggeriscono che il ramo materno possa avere un’influenza maggiore nella trasmissione della predisposizione genetica, ma anche quello paterno mantiene un ruolo importante.

In altre parole, non esiste una regola assoluta: la predisposizione può essere presente, ma non necessariamente manifestarsi con la stessa intensità.

Caduta o perdita? La differenza è fondamentale

Uno degli aspetti più importanti sottolineati durante l’episodio è la distinzione tra caduta e perdita dei capelli.

Caduta

La caduta è generalmente temporanea.

Può verificarsi durante i cambi di stagione, dopo periodi di forte stress, squilibri alimentari o eventi particolarmente impegnativi dal punto di vista fisico ed emotivo. In questi casi il capello cade, ma il follicolo continua a funzionare correttamente e la ricrescita avviene normalmente.

Perdita

Nell’alopecia androgenetica si parla invece di perdita.

Molto spesso non si osservano quantità impressionanti di capelli nel lavandino o sulla spazzola. I capelli che si perdono quotidianamente possono essere relativamente pochi, ma il problema riguarda la qualità della ricrescita.

Ad ogni nuovo ciclo il capello diventa progressivamente più sottile, debole e meno strutturato fino a rendere evidente il diradamento.

Come si manifesta negli uomini e nelle donne

L’alopecia androgenetica non si presenta nello stesso modo nei due sessi.

Negli uomini

Il diradamento inizia generalmente: dalle tempie, dalla zona frontale e dalla sommità del capo.

Con il tempo queste aree tendono ad ampliarsi fino a creare le classiche forme di calvizie maschile.

Nelle donne

Nelle donne il fenomeno segue uno schema differente.

Il diradamento si sviluppa principalmente lungo la scriminatura centrale e si estende progressivamente verso le aree laterali. Per questa particolare distribuzione viene spesso definita anche “alopecia ad albero di Natale”.

Nella maggior parte dei casi l’attaccatura frontale rimane preservata.

A quale età può comparire?

Contrariamente a quanto si pensa, l’alopecia androgenetica non è necessariamente una problematica della terza età.

Negli uomini i primi segnali possono comparire già durante la pubertà o nella prima età adulta, spesso tra i 17 e i 25 anni.

Nelle donne il fenomeno tende invece a manifestarsi più frequentemente durante periodi di grandi cambiamenti ormonali, come: sindrome dell’ovaio policistico, premenopausa e menopausa.

Proprio per questo motivo è importante non sottovalutare i primi segnali di diradamento.

È possibile rallentare il processo?

Pur trattandosi di una condizione influenzata dalla genetica, esistono strategie che possono aiutare a rallentare la progressione dell’alopecia androgenetica.

Un approccio efficace considera diversi aspetti: alimentazione equilibrata, gestione dello stress, attività fisica regolare, equilibrio del microbiota intestinale, integrazione nutrizionale quando necessaria e supporto tricocosmetico adeguato.

Particolare attenzione va riservata anche allo stato del cuoio capelluto, che spesso presenta una condizione infiammatoria di basso grado.

Per questo motivo il semplice utilizzo di prodotti acquistati autonomamente potrebbe non essere la soluzione migliore.

Le lozioni funzionano?

Le lozioni possono rappresentare un valido supporto, ma devono essere scelte in base alla situazione specifica della persona.

Prima di utilizzare qualsiasi trattamento è importante comprendere lo stato del cuoio capelluto, il livello di infiammazione presente, le abitudini alimentari, lo stile di vita e se ci sono squilibri ormonali o metabolici.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a professionisti qualificati, come tecnici tricologi specializzati, dermatologi o altri specialisti in grado di effettuare una valutazione approfondita e personalizzata.

La prevenzione resta l’arma più efficace

L’alopecia androgenetica è una condizione lenta, progressiva e fortemente influenzata dalla predisposizione individuale. Tuttavia, riconoscerne precocemente i segnali permette di intervenire quando il follicolo conserva ancora una buona parte della propria attività.

Più tempestiva è l’azione, maggiori sono le possibilità di rallentare il processo e preservare la qualità della chioma nel tempo.

Nel prossimo episodio, il viaggio di Cosa ti dice la testa porterà gli ascoltatori nell’antico Egitto, alla scoperta del sorprendente rapporto tra capelli, rasatura, spiritualità e status sociale nelle civiltà faraoniche.

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