Benvenuti a Cosa ti dice la testa, il podcast in cui sfatiamo miti, rispondiamo alle domande più comuni e vi guidiamo nel mondo della cura dei capelli — e non solo — con un approccio scientifico e olistico integrato.
Ci sono acconciature che seguono le mode e altre che attraversano i secoli senza perdere il loro fascino. Le trecce appartengono senza dubbio a questa seconda categoria.
Chi non ha mai desiderato almeno una volta una lunga treccia sulle spalle? O non ha mai intrecciato i capelli di una figlia, di una sorella, di un’amica o persino di una bambola?
In questo episodio, Giada Cipolletta ed Elena Pozzan, fondatrice dell’Accademia di Tricologia e pioniera della tricologia integrata, partono proprio da qui: da un gesto semplice e antichissimo che sembra riguardare solo i capelli, ma che in realtà racconta molto di più.
Molto più di un’acconciatura
Per Elena, il rapporto con le trecce nasce da lontano.
Cresciuta con i capelli corti e con un’immagine di sé molto precisa, non ha mai portato lunghe chiome intrecciate. Eppure, da bambina, il fascino delle trecce era fortissimo. Tanto che tutte le sue Barbie finivano inevitabilmente con i capelli intrecciati.
Forse perché le trecce rappresentano qualcosa che va oltre l’estetica.
Da un punto di vista storico e antropologico, infatti, le ritroviamo praticamente ovunque. Nelle culture africane raccontano l’appartenenza a una comunità, a una famiglia o a una tribù. Nel mondo greco, romano ed egizio diventano invece simbolo di ordine, cura e connessione sociale.
Per secoli intrecciare i capelli è stato un gesto femminile di relazione. Una madre intrecciava i capelli della figlia. Una sorella quelli dell’altra. Un’ancella quelli della propria signora.
Le trecce non univano solo ciocche di capelli: univano persone.
L’intreccio come simbolo
C’è qualcosa di profondamente evocativo in una treccia.
Ogni intreccio parla di storia, di famiglia, di tradizione. Parla di tempo dedicato e di attenzione. E forse è proprio questo il motivo per cui, nell’immaginario collettivo, le trecce sono spesso associate alla purezza, alla cura e a una certa idea di armonia.
Osservando dipinti, sculture e testimonianze storiche, è facile accorgersi di come le acconciature intrecciate fossero spesso collegate alla nobiltà o comunque a figure che incarnavano rigore, ordine e prestigio.
Una treccia ben fatta comunica qualcosa ancora oggi: racconta disciplina, eleganza e attenzione.
Le trecce proteggono davvero i capelli?
Dal punto di vista pratico, una domanda sorge spontanea: intrecciare i capelli fa bene oppure fa male?
La risposta, come spesso accade in tricologia, è: dipende.
Una treccia morbida, realizzata sulle lunghezze senza creare tensione, non rappresenta un problema particolare. Anzi, può aiutare a proteggere il capello dall’attrito continuo con vestiti, superfici e agenti esterni.
In questo senso la treccia può diventare una sorta di contenitore protettivo.
Il discorso cambia completamente quando l’intreccio parte dalla base del cuoio capelluto e viene realizzato in modo molto stretto.
Quando la trazione diventa un rischio
Le famose treccine molto aderenti alla testa, diffuse in alcune culture ma anche sulle spiagge durante l’estate, possono sottoporre il capello a una tensione importante.
Non è tanto la treccia in sé a creare il problema, quanto la continua trazione esercitata sul follicolo.
Quando questa tensione viene mantenuta per settimane o addirittura mesi, il rischio è quello di sviluppare una condizione chiamata alopecia da trazione.
Si tratta di una perdita di capelli legata proprio allo stress meccanico esercitato sul follicolo.
Un fenomeno che si osserva non solo con alcune tipologie di trecce, ma anche in chi porta code molto tirate, chignon strettissimi o acconciature che modificano perfino i lineamenti del volto per quanto sono tese.
Attenzione ai capelli bagnati
C’è un’altra abitudine molto diffusa che merita una riflessione: realizzare trecce sui capelli bagnati.
Molte persone lo fanno per ottenere l’effetto mosso una volta sciolti i capelli, oppure per praticità.
Dal punto di vista tricologico, però, non è una scelta ideale.
Quando è bagnato, il capello è più vulnerabile e più fragile. Intrecciarlo, piegarlo e fissarlo in quella condizione significa sottoporlo a uno stress che, se ripetuto nel tempo, può portare a rotture e indebolimento della fibra.
Non significa che una volta basti per rovinare la chioma. Significa semplicemente che trasformarlo in un’abitudine non è una grande idea.
Quanto possono restare le trecce?
Anche qui non esiste una regola uguale per tutti. La discriminante è sempre la stessa: la tensione.
Se l’acconciatura tira, provoca fastidio, dolore o una sensazione costante di trazione, il consiglio è di mantenerla per il minor tempo possibile.
Se invece la treccia è morbida e non mette sotto stress il cuoio capelluto, non esistono particolari controindicazioni.
Come sempre, il corpo parla.
E quando qualcosa fa male, vale la pena ascoltarlo.
Le trecce e i bambini
Le treccine sui bambini sono spesso considerate tenere, ordinate e pratiche. Ma anche in questo caso il buon senso dovrebbe guidare ogni scelta. Forzare capelli ancora molto sottili in acconciature particolarmente strette e mantenute a lungo può non essere la soluzione migliore.
L’obiettivo dovrebbe essere sempre lo stesso: permettere ai capelli di crescere sani oggi, per continuare a esserlo domani. Forse è proprio questo il motivo per cui le trecce continuano a piacerci. Perché non sono soltanto un modo di sistemare i capelli, sono un gesto antico che racconta relazioni, tradizioni, cultura e cura.
Un intreccio di fili che, da sempre, intreccia anche storie.
Spoiler prossimo episodio
Parlando di trecce, Elena ha richiamato più volte un tema fondamentale: la pulizia.
E allora la domanda nasce quasi da sola: siamo davvero sicuri di sapere come si lavano correttamente i capelli?
Nel prossimo episodio di Cosa ti dice la testa entreremo in uno degli argomenti più semplici e, proprio per questo, più sottovalutati: lo shampoo.
Perché lavare i capelli sembra una delle cose più banali del mondo… Ma forse non lo è affatto.





