ragazza con alopecia

Che cos’è la tricotillomania?

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Capire un disturbo spesso invisibile, spesso taciuto, ma molto più diffuso di quanto sembri

Ci sono parole che sembrano lunghe come una matassa. “Tricotillomania” è una di queste: difficile da pronunciare, complessa da comprendere, e altrettanto difficile da riconoscere quando si manifesta.

Nell’episodio di oggi di Cosa ti dice la testa, Giada Cipolletta e Elena Pozzan affrontano questo tema con delicatezza e chiarezza, restituendo comprensione a un disturbo che spesso si porta dietro silenzi, vergogna e sofferenza.

 

 

Che cos’è davvero la tricotillomania?

Giada introduce il termine partendo dall’etimologia:

trico = capello
tillo = strappare
mania = impulso, ossessione
È, letteralmente, l’impulso compulsivo di strapparsi i capelli.

Elena spiega che non si tratta di un gesto estetico né di un semplice tic: è una forma di automutilazione lieve, un comportamento che procura un paradossale piacere attraverso il dolore.
La persona che lo mette in atto spesso non se ne rende conto, perché il gesto è automatico, consolatorio e profondamente legato a emozioni difficili da gestire.

Come avviene lo strappo?

Non è un movimento brusco e casuale.
Molte persone iniziano arrotolando una ciocca tra le dita, più e più volte, fino a “sentire” il punto in cui tirare. Un piccolo clic, un sollievo momentaneo… e un danno che, ripetuto nel tempo, può diventare permanente.

Se lo strappo è occasionale, il capello ricresce.
Ma quando l’atto si ripete sempre nella stessa zona, il follicolo può cicatrizzarsi: e in quel punto, il capello non tornerà più.

È così che la tricotillomania può evolvere in alopecia cicatriziale, una perdita irreversibile.

Chi ne soffre?

Più persone di quante pensiamo, e spesso senza saperlo.

Elena racconta che molti casi riguardano bambini e adolescenti, che vivono difficoltà nel rapporto con il mondo adulto, la scuola, le regole, i conflitti emotivi.
Negli adulti, invece, il disturbo può emergere in momenti di stress profondo, ansia, traumi non elaborati.

In tanti casi, chi ne soffre non si accorge del gesto.
Sono il parrucchiere, un familiare, un insegnante o un tecnico tricologo a vedere la zona colpita e intuire che qualcosa non va.

Perché succede?

Non c’entrano shampoo, routine cosmetiche o trattamenti sbagliati.
La tricotillomania nasce nel mondo interno, non in quello esterno.

Come racconta Elena, è un gesto che appartiene a chi sta contenendo emozioni difficili:
paura, rabbia, senso di colpa, stress profondo, vissuti non detti.

È un modo — inconsapevole — di scaricare un disagio interno attraverso il corpo, un atto di “violenza gentile” verso se stessi, che procura sollievo nel momento in cui provoca dolore.

Che cosa può fare un tecnico tricologo?

Molto, ma non tutto.

Il tecnico tricologo può:

  • osservare la cute,
  • riconoscere i segni dello strappo ripetuto,
  • trattare l’infiammazione,
  • aiutare la persona a riportare equilibrio alla cute
  • indirizzare verso lo specialista giusto.

Perché a fermare l’impulso non è un prodotto, non è un trattamento cosmetico: è un percorso psicologico.
A volte serve un counselor, altre volte uno psicoterapeuta: qualcuno che lavori sulle radici emotive del gesto.

Falso mito: “se strappi un capello bianco ne crescono sette”

Giada introduce una credenza molto diffusa, che Elena liquida con ironia e fermezza.
No, non è vero.
Ogni follicolo produce uno o due capelli: strappare un capello bianco ne farà ricrescere un altro… bianco.
Il colore dipende dalla melanina prodotta dai melanociti: quando smettono di funzionare, il capello nasce senza pigmento.

Il resto è folklore.

Tirare i capelli: quando fa male e quando può fare bene

Giada amplia il discorso e si passa dal gesto compulsivo al tiraggio in generale.

Elena distingue:

  • Trazioni violente Possono causare micro o macro lesioni, fino alla cicatrizzazione del follicolo.

Sono gesti carichi di aggressività, dominio, possesso — anche nei bambini, quando afferrano forte i capelli della mamma.

  • Trazioni delicate e terapeutiche Esiste invece una tecnica chiamata pompage linfatico, una sorta di micro-stretching che favorisce la microcircolazione e il drenaggio della cute. È una manualità dolce, che fa l’esatto opposto dello strappo.

Ci sono poi casi estremi, come incidenti in cui i capelli rimangono impigliati in macchinari: situazioni che richiedono immediato intervento medico.

Come riconoscere la tricotillomania

Può emergere:

  • dalla presa di coscienza personale;
  • dall’osservazione di parrucchieri, genitori, partner;
  • da zone di diradamento con capelli spezzati a diverse altezze;
  • da piccoli punti arrossati o infiammati sul cuoio capelluto.

Chi sospetta questo disturbo non deve sentirsi giudicato: serve ascolto, non colpa.

[Spoiler] Nel prossimo episodio: viaggiamo nel tempo!

Giada chiude con una domanda che ha già fatto scattare la curiosità:

Le mummie… hanno davvero i capelli? E come si conservano?”

E così, tra passato e presente, la serie continua il suo viaggio nel mondo dei capelli.

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