Un viaggio tra mummie, pigmenti, ghiacciai e… il futuro dei capelli umani
Ci sono domande che affascinano da sempre:
i capelli continuano a crescere dopo la morte?
Perché le mummie hanno ancora i capelli?
E perché, in certi casi, sembrano addirittura più lunghi?
Nell’episodio di oggi di Cosa ti dice la testa, Giada Cipolletta trasforma la tricologia in un vero piccolo viaggio nel tempo, tra passato e futuro. Al suo fianco, Elena Pozzan, fondatrice dell’Accademia di Tricologia, guida questa esplorazione con chiarezza e un pizzico di meraviglia scientifica.
I capelli: vivi o morti?
Elena chiarisce subito un punto essenziale: i capelli che vediamo sulla testa sono già morti.
Sono fibre completamente cheratinizzate, a differenza della cute che vive, respira, si rigenera e reagisce.
Il capello visibile è una struttura finita: possiamo solo mantenerla o danneggiarla.
Ed è proprio questo a spiegare una delle illusioni più diffuse della storia dell’uomo.
Perché dopo la morte i capelli “sembrano” più lunghi?
Quando una persona muore, accade qualcosa che può trarre in inganno:
- la cute si assottiglia
- si ritrae
- si disidrata velocemente
- perde volume
E mentre la cute scompare, emerge quella parte di capello che prima era sotto la superficie cutanea.
Non è crescita: è ritrazione dei tessuti.
Ed ecco spiegato perché, durante le riesumazioni, si trovano crani con capelli ancora presenti e apparentemente più lunghi: i capelli resistono più di pelle, muscoli e tessuti perché non sono appetibili per i microorganismi deputati alla decomposizione.
È macabro, sì. Ma è anche pura fisiologia.
L’enigma delle mummie dai capelli rossi
Giada porta in scena una delle curiosità più citate nelle teche dei musei: perché le mummie egizie hanno spesso capelli biondi o rossi?
Elena svela il mistero:
- gli Egizi avevano capelli scuri, proprio come i loro discendenti attuali
- i pigmenti dei capelli, con il tempo, ossidano
- le melanine più deboli spariscono per prime
- quelle più resistenti – rossicce o giallastre – restano
Il colore naturale dei capelli è un cocktail di eumelanine e feomelanine.
Quando i pigmenti più delicati si degradano, emergono toni ramati o biondi… e le mummie sembrano improvvisamente scandinave.
Il freddo conserva: la prova arriva dai ghiacci
Un’altra domanda affascinante:
il freddo conserva davvero i capelli?
La risposta è un sì deciso.
Il ghiaccio è il miglior alleato della cheratina:
non decomponendosi facilmente, peli e capelli sopravvivono per secoli o millenni.
Elena cita due casi emblematici:
- un pastore tedesco rinvenuto integro tra i ghiacci alpini: pelo perfetto, corpo quasi intatto;
- Ötzi, la mummia del Similaun: la struttura cheratinica è ancora lì, resistente, riconoscibile, studiabilissima.
Il freddo stabilizza. La cheratina ringrazia.
I capelli degli antichi erano come i nostri?
Giada chiede se il capello degli Egizi fosse strutturalmente identico al nostro.
La risposta è affascinante: non proprio.
Elena racconta che i capelli dei nostri antenati — Neanderthal, Cro-Magnon, e poi gli Egizi — erano:
- più robusti
- più spessi
- più strutturati
Perché?
Perché il capello era una protezione essenziale contro il freddo, il vento, le intemperie.
Oggi viviamo in ambienti climatizzati, alimentati diversamente, immersi in condizioni igieniche molto più controllate.
La nostra capigliatura è il risultato di questo cambiamento ambientale, sociale ed emozionale: più sottile, più delicata, più esposta.
Il capello evolve, insieme all’uomo.
E nel futuro? L’essere umano… sarà calvo?
Qui Elena lancia un’ipotesi evolutiva che fa sorridere e riflettere:
“Se continuiamo su questa strada, l’essere umano del futuro potrebbe nascere completamente glabro.”
Peli e capelli hanno senso se devono proteggere.
Se viviamo in un mondo artificiosamente protetto — riscaldato, filtrato, climatizzato, schermato — la natura non vede più motivo per mantenerli.
Secondo alcuni studi evoluzionistici, tra millenni potremmo essere una specie completamente priva di peli: lisci come mummie… ma vivi.
La bellezza di questi viaggi (nel tempo e nella scienza)
Giada chiude l’episodio con un sorriso, collegando passato, presente e futuro:
dalle mummie ai nostri capelli quotidiani,
dal pigmento che sopravvive millenni al ghiaccio che preserva,
dalla genetica dei faraoni al destino glabro dell’umanità futura.
E come sempre, invita chi ascolta a condividere cosa “dice la loro testa” su questa visione evolutiva.
[Spoiler] Nel prossimo episodio…
Giada chiude il nostro viaggio tra mummie, pigmenti e ghiacci con una domanda che apre le porte… al futuro: “E se davvero l’essere umano evoluto fosse completamente glabro? “Che cosa significherebbe vivere in un mondo senza capelli?”
Una puntata che farà “specie”, in tutti i sensi.





