donna circondata da cappelli

Capello e cappelli

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C’è un oggetto che tutti abbiamo in casa, che può salvarci la vita d’estate e coccolarci d’inverno… e che allo stesso tempo è circondato da credenze, dubbi e leggende metropolitane. Il cappello.

Nella nuova puntata di Cosa ti dice la testa, Giada Cipolletta ed Elena Pozzan affrontano uno dei temi più gettonati, nati quasi per caso nella puntata dedicata al sole. Il cappello protegge? Fa sudare? Rovina la piega? Può far cadere i capelli?

E soprattutto: che cosa succede davvero sotto quella cupola che indossiamo così spesso senza pensarci?

Il mito più grande: il cappello fa cadere i capelli?

La risposta di Elena è immediata: no.
Il cappello non provoca la caduta dei capelli.

La caduta è un fenomeno che dipende da fattori organici, ormonali, genetici o infiammatori. Non da quello che indossiamo in testa.
Ciò che può creare fastidi è tutt’al più l’ambiente che si forma sotto certi tipi di cappelli, specialmente se sono in materiali plastici o impermeabili, non traspiranti e, soprattutto, non lavati.

Il cuoio capelluto rilascia sudore, sebo e residui metabolici che si depositano sul tessuto. Se quel tessuto non viene mai lavato, diventa un terreno perfetto per irritazioni o infiammazioni.
Il problema, quindi, non è il cappello, ma la mancata igiene del cappello e i materiali con cui è fatto.

La questione dei materiali: lana, seta o plastica?

La seta e la lana sono fibre naturali che, in linea generale, consentono una buona “respirazione” del cuoio capelluto, nel senso che non intrappolano eccessivamente la sudorazione. Sono materiali compatibili con la pelle e non creano effetti serra significativi.

La criticità nasce con cappelli sintetici, rigidi, impermeabili o colorati con pigmenti industriali di scarsa qualità. Alcune tinture tessili, quando analizzate, mostrano componenti potenzialmente irritanti o addirittura tossiche per la pelle.
Un cappello di plastica rigida o con microplastiche può creare una micro‑camera calda che impedisce al sudore di evaporare. E da lì possono nascere rossori, pruriti, desquamazioni.

Il problema non è il cappello. È ciò con cui il cappello è fatto.

“I capelli si sporcano prima se porto il cappello?”

Anche qui, non esattamente.
Non è il cappello a “sporcare”, ma l’umidità che si crea sotto la sua superficie se lo si indossa troppo a lungo in ambienti caldi.

Il cuoio capelluto continua a sudare. Il sudore, se non evapora, si accumula e crea una sorta di macerazione che accentua la produzione di sebo. Da qui la sensazione di “sporco precoce”, che però non è colpa del cappello, ma dell’effetto serra che si forma con determinati materiali.

Cappello e forfora: esiste un legame?

Non in modo diretto, ma può esserci un collegamento.

La desquamazione che molte persone interpretano come “forfora” può aumentare se la cute rimane troppo umida a lungo. Le cellule morte dello strato corneo, che normalmente si staccano gradualmente e senza farsi notare, si accumulano più rapidamente quando la pelle è tenuta in un ambiente caldo‑umido.

Quello che vediamo come “forfora da cappello” è spesso solo un’accelerazione del naturale turnover cellulare.

Perché il cappello d’inverno è fondamentale

Se in estate il cappello ci protegge dal sole, d’inverno diventa un alleato contro il freddo.

Il cuoio capelluto risente molto degli sbalzi di temperatura. Uscire da un ambiente caldo ed entrare bruscamente nel gelo può provocare contrazioni improvvise dei tessuti cutanei, rendendo più vulnerabili i follicoli.
A differenza di altre zone del corpo, la parte alta della testa non è supportata da muscoli che generano calore e portano sangue in modo attivo. È una zona più esposta e bisognosa di protezione.

Proteggerla quando si rimane a lungo all’esterno, soprattutto con vento e freddo intenso, è un gesto di cura profondamente utile per preservare il benessere dei capelli.

Estate: cappello di paglia o cappello di cotone?

La paglia (quella vera) resta uno dei materiali migliori perché permette un ottimo passaggio d’aria e riduce notevolmente il rischio di ristagni di umidità.
Il cotone va benissimo, è naturale e morbido, ma se il cappello è molto aderente e fa caldo, può aumentare la sudorazione. In generale entrambi sono ottime scelte: ciò che conta davvero è la qualità del materiale e l’igiene.

Si possono mettere i capelli bagnati sotto il cappello?

Elena invita alla prudenza.

Il capello bagnato è più fragile perché i legami interni della cheratina sono temporaneamente ammorbiditi dall’acqua. L’acqua di mare, ricca di sale, disidrata ulteriormente. Se a questo aggiungiamo lo sfregamento con il tessuto del cappello… il rischio di danneggiare la fibra aumenta.

La routine corretta, secondo Elena, è semplice: risciacquare i capelli con acqua dolce, farli asciugare all’ombra e solo allora indossare il cappello.

[Spoiler] Nel prossimo episodio

Giada chiude con un’immagine poetica e perfetta: il vento fra i capelli.
Iconico nei film, evocato nelle canzoni, metaforico nelle poesie… ma nella vita reale?

Il vento fa bene o fa male ai capelli?
E il vento “naturale” si comporta diversamente dal vento “artificiale” del phon?

Nel prossimo episodio di Cosa ti dice la testa, si parlerà proprio di questo: di aria, correnti, folate, scirocco e tramontana… e di come tutto ciò influenzi i nostri capelli.

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